Più tre chili. Pensavo peggio.
È che non puoi portarmi nella patria dell’arancino fritto e sperare che io riesca a trattenermi. Sono arrivata a mangiare tre aranci(o)ni grossi come palloni da basket, tutti di fila. La gente avrà pensato che non mangiassi da settimane o che avessi il verme solitario.
Ovviamente ne avrei mangiati altri tre, se non fosse che c’erano un sacco di altre cose buone da assaggiare, i nomi non me li ricordo, non credo siano rilevanti, ma erano tutte robe imbottite. Robe di cipolla e spinaci e patate. Robe col ragù dentro. Robe con la ricotta. Ai siciliani piacciono i ripieni. E a me piacciono i siciliani.
Le scarpe dorate mi stavano grandi, maledette. Ci ho messo tutti i cuscinetti inventati fino ad oggi dal Dr Scholl, ci ho messo pure l’orribile soletta, ma niente, sembravo lo stesso una bambina che gioca coi rossetti e i tacchi della mamma. Ad ogni modo, l’importante è portarle con disinvoltura, e infatti trascinavo i piedi come uno di quegli zombie che è zombie da ‘na vita, proprio.
Però è stato un gran bel matrimonio. Il prete ha fatto una predica molto ispirata, ispirata al ritardo della sposa, infatti gliel’ha rinfacciato almeno per tre volte, prima, durante e dopo. Tipo che io gli avrei tirato dietro il panchetto rivestito di tulle e anche la composizione di rose con tutte le spine. Quindi per tutta la cerimonia non ho fatto altro che pensare ma guarda un po’ che coglione, oltre a chissà quante cose buone da mangiare mi staranno aspettando già tutte belle in fila sui vassoi del buffet. Sì, c’ho il chiodo fisso.
Comunque l’unica volta in cui ho fatto un viaggio del genere, con tutta la sacra famiglia appresso, intendo, dovevo avere una cinquina d’anni. Abbiamo fatto Foggia-Napoli in macchina. Nonno, nonna, zio, zia. E io, che ogni tanto costringevo la carovana a fermarsi perché avevo la nausea. Adesso non ce l’ho più, la nausea, riesco pure a leggere in macchina, pensanpo’. Però le dinamiche familiari sono le stesse. Gente che si incazza, gente che poi si chiarisce, gente che resta col muso, gente che si prende in giro, gente che ci rimane male, gente che se ne frega, gente che viene, gente che va (no, questa è un’altra cosa). Viaggiare con la famiglia è bello, eh, fa molto commedia all’italiana, di quelle con la Sora Lella e Carlo Verdone. Solo che adesso, dopo cinque giorni, sono così stanca che sembra che la Sora Lella me la sia portata in braccio per tutta la provincia di Agrigento.
E invece oggi si riparte. Sono già seduta alla mia scrivania, pronta a ricominciare, con il mare nel cuore e la sugna nella pancia.



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