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Palle, carta e tende

16 dic

Ho fatto un giro tra le cose che avevo segnato, cose che avrei voluto farvi vedere in questi mesi, che avevo messo da parte come si fa con le cose preziose, tipo il plettro del tuo primo ragazzo, l’autografo di Niccolò Fabi dietro un biglietto del treno, robe di questo genere.
La lista è lunghissima, tipo che potrei scriverci almeno una decina di rubrichette, ma tra tutte le cose belle, ne ho scelte dieci. Il resto credo che andrà a riempire le mie bacheche di Pinterest.

1. Odio tutti gli articoli che iniziano con “il Natale è alle porte”, quindi non lo dirò, anche se sta davvero lì lì per bussare. Se non avete ancora fatto l’albero o vi state arrovellando per delle idee di albero alternativo, ma come artisti siete delle ciofeche, su Feeldesain ce ne sono un sacco, anche relativamente facili da fare (sembra, poi ci provi e i tuoi amici ti chiedono cosa ci fa quell’accozzaglia di roba lì nell’angolo). Questi sono i miei preferiti, quello coi tappi di sugherò lo farò, giuro.

DIY-christmas-trees-15  DIY-christmas-trees-16 DIY-christmas-trees-17 2. Però per adesso ho fatto un albero tradizionale, verde con gli addobbi dorati e rossi. No, perché posso ammettere al massimo  un albero bianco, tutti gli altri colori sono aboliti. Il nero, soprattutto. L’albero nero sta bene nei negozi extralusso e nelle case asettiche che trasudano design. Stop. E niente, mi sarebbe piaciuto appendere le Bauballs a uno dei rami del mio albero, ma per fortuna sono sold out.
Per fortuna perché i fondi raccolti con la vendita delle ehm palle, andranno a sostegno di Orchid, che si occupa della lotta contro il cancro dell’apparato genitale maschile. E no, quello non è un cuore capovolto.

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3. Ok, ringraziatemi perché non continuo col Natale fino al punto dieci. Voglio parlare di carta, invece, di libri vecchi, usati e stropicciati. Craig Small ha costruito, per una libreria che vende libri usati a Toronto, il Biblio-Mat, un distributore automatico di libri. Tu inserisci 2 dollari e, al posto di una lattina di Coca-Cola o un pacco di schiacciatine alle olive, ti cade giù un libro. Non puoi scegliere quale, è a sorpresa (e anche questo è il bello).

4. Non è un libro ma un’agenda. Non è neanche un’agenda normale, a dire il vero. Non c’è il santo del giorno, né l’aforisma carico di positività. Ci sono invece le date di morte di gente famosa, le pagine lasciate in bianco, la rubrica dove inserire i nomi delle persone che non ti chiamano mai e di quelle a cui devi dei soldi, e poi il proverbio demotivational settimanale, tipo “Everything happens for a terrifyingly random reason”. Disappointments Diary 2013. Segna, Babbo.

dd13_001dd13_006dd13_004   5. Di carta possono essere anche gli avatar. E non sto parlando di stampare la foto profilo di Facebook. Ammetto che avere un avatar tridimensionale con i miei stessi capelli, gli occhi verdoni e la mia t-shirt preferita mi inquieta un po’, credo che comincerei a parlarci come quelli del video, e diventerebbe l’amico immaginario che non ho mai avuto. Però crearlo è davvero troppo facile perché io non lo faccia. Su Foldable.me lo crei a tua immagine e somiglianza, poi te lo inviano a casa in una busta e tu devi solo montarlo. Uhm, segna anche questo, Babbo.

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6. Anche i designer di Well Well Designers ti inviano qualcosa per posta, in una busta. Stavolta si tratta di una lampada. Si chiama Pop-up perché è costituita da un foglio di carta che è tagliato in modo tale da generare un quadrato, un triangolo o un cerchio, se viene posto tra due muri. La carta è ricoperta di un materiale che, ovviamente, non prende fuoco. Quindi DON’T TRY THIS AT HOME, mi raccomando (non vorrei mai essere responsabile dell’ennesima storia natalizia strappalacrime).

Pop-up01 Pop-up02 Pop-up03 7. L’avrete visto altrove, ma se vi è sfuggito ci penso io. Sirene Elise Wilhelmsen ha realizzato un orologio da parete che lavora a maglia ininterrottamente, si chiama Knitting Clock e in 365 giorni realizza una sciarpa lunga due metri. Come rendere fisico e tangibile lo scorrere del tempo. A me il progetto è piaciuto un sacco (ma forse perché non mi hanno mai regalato la maglieria magica).

1_wilhelmsen_365knitting clock_03 Knitting_clock04 8. Siamo decisamente fuori stagione, ma le tende da campeggio FieldCandy meritano un sacco. Tra l’altro, io il campeggio lo odio, preferirei andare a dormire in una camerata di ostello con altri venti irlandesi ubriachi, però queste tende hanno abbandonato i classici blu, grigio, verde e nero e si sono finalmente rivestite di colori accesi e disegni allegri. Voglio quella con la fetta di Emmental, ma c’è anche quella leopardata, per le donne che neanche in campeggio vogliono rinunciare all’eleganzaehm.

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9. Venerdì stavo sorseggiando il caffè in ufficio e mi sono imbattuta in questo video che si intitola “Dumb ways to die”, un po’ come 1000 modi per morire, in onda su Discovery Science. E insomma mi ha svoltato la giornata, e la canzoncina è diventata ufficilamente il mio tormentone del mese.

10. Questo short film, invece, si chiama Quilt e ci ricorda che è meglio tenersi buone le colleghe, soprattutto se hanno quella faccia.

N.B. Prossimamente giocherò a pimp my blog, gli cambio un po’ di connotati, il template, il dominio, cose di smanettare, quindi saranno possibili malfunzionamenti. Ci scusiamo per il disagio e auguriamo buon inizio settimana a tutti. Parlo già al plurale, mi alleno per quando avrò il mio avatar di cartone.

Aquiloni, sciarpe e junk food

14 ott

Dopo due settimane di gite molto fuoriporta, ho passato finalmente il week end a casa e non in albergo, sul divano, a fare progetti, a sentire un po’ di freddo, quel tanto che basta a farti capire che è arrivano l’autunno e che forse un po’ ti mancava. A mangiare praline di cioccolato. A leggere i feed lasciati indietro.

A rubrichettare.

1. Io ho avuto molti aquiloni, non sapevo mai farli volare, volavano per un attimo, mi illudevano di avercela fatta e poi puff, rovinavano a terra. Allora ho smesso, perché non sono una tipa ostinata, se vedo che una cosa non mi riesce, non la faccio. È per questo che gli aquiloni mi hanno sempre affascinato, vederli volare, dico. Ogni anno, da 34 anni, in Australia si svolge il Bondi Beach Festival of the Winds, un evento in cui ti può capitare di vedere anche megattere e tigri che ti levitano sopra la testa. E poi la spiaggia, i colori, il vento. Si tiene ogni settembre, l’Australia è lontana, ma chissà…io intanto segno.

7988142084_3c0b8055a3_c bondi-beach-festival-of-the-winds-2012-australia bondi-beach-festival-of-the-winds-2012-australia-NSW 2. Ieri sono andata all’ufficio postale e, mentre me ne stavo lì in fila tranquilla a messaggiare con un’amica, un uomo dietro di me era visibilmente alterato. Si muoveva in continuazione, non sapeva come mettersi, sbuffava, bofonchiava. Praticamente un emanatore di agitazione e ansia. Non so se il Leaning rocker sarebbe servito, il caso era veramente disperato, ma forse se l’avessi usato io, non sarei uscita da quell’ufficio stressata peggio che dopo 8 ore di lavoro. Il leaning rocker si fissa al muro, tu ti ci appoggi e ti ci puoi dondolare aspettando il tuo turno. Rilassa, dicono.

03rocker 04rocker 3. My Dog Sighs è uno streetartist, Can Man il suo ultimo progetto. Prende un barattolo di latta, lo schiaccia, gli disegna una faccia simpatica con la vernice spray e lo abbandona per strada, così magari uno che passa di là e si accorge di lui, lo raccoglie, lo porta a casa e lo tiene con sé. My Dog Sighs fa questa cosa da dieci anni, ogni venerdì, all’interno di un progetto più ampio chiamato FreeArtFriday, che vede centinaia di artisti attivi. Insomma, il venerdì state più attenti quando camminate per strada.

can-man01 can-man03 can-man04 4. Devo confessare una cosa: degli USA mi piace tutto, davvero, anche il junk food, le merendine enormi, i prodotti precotti, tutto, tranne i gelati. Per due volte ho provato a mangiare un gelato della Häagen-Dazs, e alla seconda cucchiaiata ho lasciato perdere. Però c’è da dire che in quanto a gusti sono fenomenali, ce l’hanno anche al tè verde. Da un po’ di anni anche le nostre gelaterie si sono sbizzarrite coi gusti, secondo me c’è anche il gelato alla pastaefagioli, ma noi i gelati li sappiamo fare ed è tutta un’altra storia. Insomma, questo per dire che credo non assaggerò mai le torte gelato a forma di luna, create dai designer Nipa Doshi e Jonathan Levien per Häagen-Dazs, però bisogna riconoscere che sono belle. Se avete il coraggio, poi fatemi sapere se sono anche buone, però vi avviso, in una c’è il biscotto al pistacchio, crema di noci, meringa e lamponi  e nell’altra ci sono cioccolato croccante, nocciola, caramello salato e vaniglia. Io già mi sento male.

ice-cream-cake-moon 5. Non so se qualcuno di voi abbia mai provato a fare il junk food a casa propria. Io ogni tanto mi cimento nella rielaborazione dei panini di Mc Donald’s. Ho rifatto anche il Filet-O-Fish, una volta. Non è per niente la stessa cosa e no, non nel senso che sono più buoni quelli che faccio io. Junk Foodie Cookbook è un libro di ricette da fare coi prodotti delle macchinette, già l’immagine di copertina è abbastanza inquietante, non voglio immaginare il resto. Però, voglio dire, sempre le solite schiacciatine alle olive hanno un po’ stancato.

f0f9_junk_foodie_book 6. I flipbook sono quei libri che hanno immagini tutte diverse sulle pagine e così, quando li sfogli, sembra che le immagini si muovano. Gli artisti Mark Rosen e Wendy Marvel hanno creato dei flipbook meccanici e il progetto ha quel sapore un po’ retrò che a me piace tanto (se mai qualcuno volesse donargli un dollaro per avviare la produzione dei kit, sono su Kickstarter).

7. A proposito di robe meccaniche. Carolina Alzaga è un’artista che ha creato Connect, una serie di lampadari pendenti (quelli in stile vittoriano, per intenderci) recuperando catene, cerchioni e altre parti di biciclette scassate. Io li trovo spettacolari, l’importante è avere un soffitto che regge (per evitare scene fantozziane) e, come dire, un minimo di potere d’acquisto. I pezzi potete trovarli nel suo negozio, su Etsy.

il_570xN.343443826 Chandeliers 8. È vero, ho una forte adorazione per le lampade, nella mia vita passata sarò stata un lampione (questo spiegherebbe anche la mia bassezza nella vita attuale). Sta di fatto che anche davanti alle installazioni artistiche di Rune Guneriussen sono rimasta a bocca aperta. Sarà il paesaggio norvegese, saranno i paralumi e i mappamondi accesi e tutti vicini, sull’erba, appesi tra gli alberi, sulla neve, ok, le immagini lo dicono meglio.

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9. Wendy Nguyen è una fashion blogger. Io non ho molta simpatia per le fashion blogger, sarà che non ho mai letto un fashion blog che valesse la pena di essere letto. Ma forse i blog di moda non vanno letti, devi vedere le immagini, come quando ancora non vai alle elementari e sfogli le riviste di mammà. Ok, detto questo, se Wendy fosse stata di fronte a me quando ho visto il video in cui spiega 25 modi di indossare una sciarpa, mi sarei buttata ai suoi piedi e l’avrei venerata per ore. Io sono negata con i foulard e le sciarpe, riesco ad apparire sempre una appena scappata di casa. Grazie Wendy, adesso fai anche il video con le stole, dai.

10. Non conoscevo i Darlingside, mi sono accorta che mi piacesse anche la loro canzone, mentre guardavo il loro video. Succede questo quando quello che abbiamo vissuto è stato troppo bello per essere abbandonato? Mi accodo ai tanti commenti su Vimeo  e dico awesome.

Buona domenica!

Robot, lumache e karaoke

23 set

Sono giorni tutti uguali epperò vanno anche tanto in fretta. È strano, di solito la noia è lenta. Comunque sono in piena catena di montaggio, solo che non so cosa diavolo stia costruendo. Mi muovo come un automa, mi hanno detto di incastrare dei pezzi e io li incastro, poi vedremo. A quest’ora c’era la pausa sigaretta, ma non fumo più, perciò vi faccio vedere un sacco di roba bella,
che mi sa che è meglio.

1. Quando sento dire “nido d’amore”, mi viene sempre in mente il letto in ferro battuto, con le coperte a uncinetto e i cuscini in piuma d’oca, lei col grembiule che sforna biscotti e lui che legge il giornale fumando la pipa. Stereotipi a parte, il designer giapponese Nendo ne ha costruito uno vero, enorme, per gli amanti degli uccelli (siete grandi, posso scrivere queste cose senza aver paura delle battute stupide, vero?). La casetta sull’albero è un vero e proprio condominio, con 78 piccole casette sul retro e, all’interno, tutto lo spazio necessario perché delle persone si possano mettere a spiare gli uccelli dagli spioncini. Ma sto parlando di un film con Edwige Fenech? Mi sono persa.

dezeen_Bird-apartment-by-Nendo_1adezeen_Bird-apartment-by-Nendo_4dezeen_Bird-apartment-by-Nendo_6   2. Che poi uno si chiede perché mi piaccia così tanto il Giappone. Ma in quale altra parte del mondo puoi imbatterti in una riproduzione di Gundam in scala 1/1? Realizzata nel 2009 in occasione dei 30 anni della serie, la statua è alta 18 metri e sta a Tokyo, dove io spero di andare prima di cominciare ad avere i reumatismi e la sciatica.

full-size-gundam-model-statue-japan-18-meter-30th-anniversary-4full-size-gundam-model-statue-japan-18-meter-30th-anniversary-3  3.  Saltate questo punto, se per voi Ghost è un horror. È che l’amico plus1gmt suggerisce alla mia attenzione 13th Street “Stationery of Horror”, un kit professionale (carta intestata, buste, custodie per cd, ecc.) che potrebbe davvero dare una svolta alla vostra carriera. Stavo quasi pensando di scriverci il cv. Nella busta ci metto pure un dito mozzato, per sicurezza.

666cd0d7146b45ad2e9020b81ad60879d1a86711fb2485625788ce48b3c2f2de  4. Ma tornando ai colori pastello. Il design risolve anche l’annoso problema del riconoscimento del proprio bicchiere alle feste, anche se si risolve molto bene coi bicchieri di carta che, nel dubbio, li butti. Ma magari vogliamo smetterla di generare enormi quantitativi di spazzatura e allora possiamo usare le party snail, lumachine colorate che si pinzano sul bordo del bicchiere e possono essere usate anche come reggi bustina da tè. Immagino le lotte per la scelta del proprio colore, tipo come quando giocavo a Monopoli, che volevo sempre il
funghetto e dovevo contenderlo con l’avversario di turno. Ma perché tutti volevano sempre il funghetto?

7429573186_0a9cc152f5_b 7429575096_8942277397_b 5. Per quanto io possa odiarlo, devo ammettere che il karaoke crea unione. Non lo so, credo di odiarlo proprio per questo. Io non so cantare con altre dieci persone che ti abbracciano e ti gridano note sconclusionate nei timpani. Però, proprio per questa sua capacità di far interagire le persone, è stato usato a Vancouver per provare ad unire le diverse comunità culturali presenti in città. Il Sing! Karaoke Kiosk è all’aperto, ha migliaia di canzoni nelle lingue più parlate a Vancouver e spero davvero che faciliti l’integrazione, che la pubblica
figura di merda non vada sprecata.

singkaraokekiosk_urbanrepublicartssociety_vancouver_collabcubed sing-karaoke-kiosk_urban-republic_collabcubed 6. Invece a Montreal a suonare sono le altalene. Il progetto si chiama 21 Balançoires e consiste in 21 altalene che, muovendosi, si accendono e attivano suoni preregistrati di xilofono, pianoforte ed altri strumenti. All’apparenza sembrano suoni sconclusionati ma, usando le altalene in sincrono oppure usandole tutte insieme contemporaneamente, possono venire fuori melodie
molto più complesse. Ecco, questo sì che mi piacerebbe farlo.

7. Mikili è un team di ciclisti, appassionati e collezionisti che ha realizzato kappo, un mobiletto su cui appendere la propria bici. Noi non siamo mica abituati a tenere le biciclette dentro casa, io già quando ne vedo una nelle scale storco il naso, però magari a qualcuno l’idea di tornare a casa e, insieme alla giacca, togliersi anche la bici per appenderla piace. Volevo dire a quelli di Mikili che se inventano l’appendi moto, non lo dicessero troppo in giro, potrei ritrovarmi una Aprilia RSV al posto dei quadri sopra al divano.

KAPPO03 KAPPO05 8. A proposito di divano. Lo studio di design danese Kibisi voleva farne uno che si srotolasse come una specie di materassino e diventasse un letto, poi si sono accorti che non era fattibile per questioni di costo e però si sono accorti anche che era bello e allora l’hanno realizzato non srotolabile. Si chiama Roulade e, in effetti, è bello.

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9. C’è un proverbio inglese che dice “Curiosity killed the cat” (la curiosità ha ucciso il gatto) e infatti nel video Curiosity, il rover mandato a esplorare Marte, diciamo che ha un piccolo incidente di percorso. Poi c’è un altro proverbio che dice “La gatta frettolosa fa i gattini ciechi”, ma per il video dobbiamo aspettare un rover che si chiami Gatta frettolosa, la vedo
dura. (fonte: Il Post)

10. Vi lascio con un’animazione, si chiama Destiny e consiglia di non avere troppi orologi per casa.

Buona domenica!

Casette, confessioni e manine

9 set

Allora, prima di tutto evitate docce troppo calde e preferite l’acqua tiepida, poi spalmatevi chili di crema idratante in ogni dove, anche sotto le ascelle, se necessario, poi…ah, ma questo non è il post dove spiego come mantenere più a lungo l’abbronzatura una volta finite le vacanze? Ah, io non scrivo post di Beauty&Wellness, dite? Ok, torno a fare quello che mi riesce meglio.

A settembre, insieme agli esami, il Vivin C e i gambaletti, torna a grande richiesta di qualcuno anche la mia rubrichetta della domenica! Vamos.

1. Agli svedesi piace molto cimentarsi nel montaggio delle cose, l’abbiamo capito con Ikea, ce lo ribadisce l’architetto Jonas Wagell (svedese pure lui), con la sua Mini House, una casa di 15 mq che ti arriva per posta e te la monti in 48h. In Svezia sono anche fortunati, possono piantare piccoli prefabbricati ovunque, senza bisogno di particolari permessi, però la struttura è molto ben fatta. In queste casette (che possono arrivare anche a 70 mq) puoi viverci d’estate e d’inverno, inserendo moduli aggiuntivi per cucina, bagno, riscaldamento ed elettricità. Io la metterei in un posto sperduto, che conosco solo io, dove ci sono un sacco di alberi e ombra e silenzio e ci andrei almeno un paio d’ore al giorno, da sola. Di notte no, torno a casa, che c’ho paura.

minihouse2 minihouse9 2. Ecco, lì, proprio su quella verandina, ci vedrei perfettamente un paio di Gravity Stool, sgabelli realizzati da Jólan Van der Wiel con materiali plastici creati appositamente per sfruttare la cooperazione tra campi magnetici e forza di gravità. Oh, che paroloni, sembra  complicatissimo e invece, guardando il video, si scopre che no. E, ovviamente, ogni pezzo è un pezzo unico.

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3. Ci sono anche progetti che sfruttano altri tipi di principi naturali, ad esempio quello di Sprout: la matita col semino. Ai designer di democratech occorrono 25mila dollari per iniziare a produrre queste matite che, quando saranno diventate troppo piccole per essere utilizzate, potranno essere piantate nel terreno e, nel giro di una settimana, ne nascerà una piantina. Io adoro scrivere con la matita, fargli la punta finissima, usarla fino allo stremo, e adoro l’idea che tutto quello che possa uscire da una matita non siano solo disegni o scritte, ma anche cose vive e profumose e buone, tipo le foglie di basilico o i pomodorini o i ravanelli.

a9cbc664ab83df40a11959c829dc2fa8_large c17e282d0001e01b414d944c73fe6978_large 4. Lo ammetto, l’idea di far crescere una piantina dal seme mi terrorizza, il mio pollice è di un colore che non si avvicina nemmeno lontanamente al verde, ma mai quanto mi spaventa tagliare le fette di una torta. Quando posso, cerco sempre di demandare. Mi vengono storte, alcune enormi, altre sottili, riesco a far venire fuori fette rettangolari da torte rotonde, che qualcun altro ci si deve mettere d’impegno, proprio. E insomma, il designer indiano Chetan Sorab potrebbe davvero essermi d’aiuto, se solo producesse l’Happy Cut. È un dispositivo che, una volta messo al centro della torta e impostate le dimensioni e il numero di fette da tagliare, fa tutto da solo coi raggi laser. Lo tengo d’occhio.

happy-cut-cake-marker 5. Ecco, magari per il progetto artistico di Candy Chang avrei confessato qualcosa di più forte, invece della mia incapacità nel tagliare le torte e far vivere semi, ma mi sarebbe piaciuto davvero far parte di una delle oltre 1500 Confessioni anonime raccolte e appese ai muri della galleria P3 Studio nel bel mezzo della Strip di Las Vegas. Una dice “I still love her. 2 girlfriends and 5 years later…”. Bellissimo.

Confessions_2Confessions_7Confessions_8   6. E se mi fossi imbattuta in una delle manine di bronzo di Maria Whalley, forse sarebbe stata una di quelle cose che ti svoltano la giornata. Magari sarei stata per un po’ lì a guardarla con gli ooooh e uuuuh di rito, l’avrei fotografata e messa su Instagram. Le manine offrono sempre qualcosa, un messaggio, un fiorellino, piccole cose che possono essere raccolte dai passanti e sostituite con altro, qualsiasi oggettino uno si trovi in tasca. Sono state installate in molti luoghi pubblici e di passaggio a Wellington, in Nuova Zelanda. Un momento di bellezza e gentilezza anonima che spezza la banalità del quotidiano.

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7. Invece questa applicazione per iPhone e iPad col quotidiano si fonde. Si chiama Chameleon Clock ed è un orologio che si mimetizza con l’ambiente, sfruttando la fotocamera del dispositivo. L’idea è bella, l’orologio fa scena, anche se dai commenti pare sia ancora molto migliorabile. Aspetto che il camaleonte si posi pure sui dispositivi Android. Vediamo.

chameleon-clock img_14651 8. Fugu è uno short-film d’animazione che parla di un pesce e di una cucina e finisce con NOOOOOOOOOO! Almeno, il mio è finito così, non so il vostro.

 

9. Per chi non lo sapesse, Macerata è la mia città. Non ci sono nata, ma mi ha adottata e io ho adottato lei. Dicono che, nonostante sia una sede universitaria, sia anche una città morta e piena di anziani. Lo dicevo anch’io, e infatti per qualche anno l’ho odiata, poi ho cominciato a guardarla come l’ha vista David Kong (più o meno, lui ne ha fatto un ritratto bellissimo) ed è scoppiato l’amore.

 

Ps. saranno mesi impegnativi e non riuscirò a rubrichettare ogni domenica, non strappatevi i capelli, ché tra un po’ arriva il mese delle castagne e vi serviranno.

Buon inizio settimana a tutti!

Ghiaccio, tattoo e gocce

29 lug

Ok, dopo settimane di sit-in e proteste riguardo la mancata apparizione della rubrichetta domenicale su questi schermi, ho deciso di lasciarvene una di commiato, dato che agosto sarà un mese caldo e pieno di sabbia. Avevo pensato anche di portarmi il mac sotto l’ombrellone, ma poi non mi è sembrata una buonissima idea.

Quindi, lasciate pure i cartelli a terra e salite al primo piano, vi offro un bicchiere di tè freddo. E grazie, le vostre rimostranze pacifiche mi hanno fatto molto piacere, sapevatelo.

1. Comunque, chi ci vuole il ghiaccio? Io nelle bibite ce lo metto anche d’inverno. Lo metterei anche nel vino rosso, se poi non venissi derisa da tutti i miei commensali e pure quelli degli altri tavoli e dai camerieri e i passanti in coro.  A casa potrei fare come mi pare, peccato che il vino rosso non lo beva quasi mai, però bevo un sacco di altre cose in cui i cubetti di ghiaccio nerd ci andrebbero alla perfezione. Su Amazon ce ne sono tantissimi, ma i miei preferiti sono quelli di Pac-Man e quelli a forma di Lego. Wishlist subito.

8106C1cNNGL._AA1500_  2. Ieri c’è stata la cerimonia delle Olimpiadi di Londra. È stata una cagata. Non entro nel merito di un giudizio artistico perché non ne ho le competenze, però diciamo che è stata una cagata forse mi aspettavo qualcosa di meglio dopo quella di Pechino del 2008. Comunque, per consolarci, consiglio colazione a tema per tutta la durata delle gare: gli Olympic ring pancakes. La ricetta è qui.

  3. Il mio amore per il sushi ormai è noto a tutti. Ho scritto questa frase e le gatte hanno sbuffato e lasciato la stanza, per dire. Però quando trovo un nuovo aggeggio infernale che dovrebbe agevolare la preparazione homemade, io mi entusiasmo. E appena ho visto questa cosa che sembra la pistola del silicone, ho già immaginato la mia cucina interamente ricoperta di ottimi maki. Si chiama Sushezi e sarà mio.

61nky0d29xL._SL1500_71Ohq PUBUL._SL1500_  71LtdzU1yVL._SL1500_ 4. I tatuaggi li amo allo stesso modo, forse un pizzico di meno, ma solo perché non si mangiano. In un’altra vita penso che mi farò centinaia di tatuaggi, almeno tutte le braccia e un po’ di gambe e i fianchi e la schiena, ma forse pure in questa, chi lo sa. I tre che ho attualmente, è un sacco di tempo che si sentono soli. Intanto potrei sfogliare il tattoo notebook, pieno zeppo di parti del corpo su cui disegnare le idee che man mano mi vengono in mente. O meglio, far disegnare a qualcun altro, perché io sono un cesso.

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5. Ho letto su Dailybest che lo studio di design Store Muu ha realizzato un prototipo di scrivania per bicicletta. Sono Giapponesi, ovviamente. Ad ogni modo, a me piacerebbe averla in ufficio, ma pure a casa, dato che passo tre quarti del mio tempo seduta davanti al piccì e mi si gonfiano le gambe, per non parlare del culo, signoramia. Però i giapponesi sono oltre, bisogna riconoscerlo.

bikedesk01bikedesk05  6. Col sughero ci si possono fare le zeppe, i tappi, le bacheche e anche le bacheche lampada. Si chiama Luminària Post ed è stata realizzata da Studio Ninho, uno studio di design brasiliano. Te la devi montare, ma è facile e poi ci puoi appiccicare i messaggi e poi è realizzata con materiali sostenibili. Semplice e bella.

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7. Se soffrite di claustrofobia, la casa di un metro quadro, ideata dall’architetto e designer Van Bo Le-Mentzel, non fa per voi. Però potrebbe essere un’idea carina per i senzatetto, anche se un bel po’ di persone su Youtube hanno dato addosso al povero Van. Ho letto fino al commento che dice “this is a damn dog house”. Van, patpat.

 

8. Luciano Podcaminsky è un artista argentino che ho appena conosciuto tramite Booooooom. Mi piace molto perché è provocatorio. Tipo, sono rimasta affascinata dalle sue ultime opere. Sundead, il lettino abbronzante a forma di bara. Daily Pill, il pillolone da cui fuoriesce un’accozzaglia di cose che poi sono le cose da cui siamo sommersi ogni giorno. Private Dinner, un tavolo diviso a metà da un vetro in stile parlatorio del carcere americano. Ok, metto il bookmark e vedo le prossime cose che mi tira fuori il suo genio.

14254 (1)9. Se vi capita di andare all’aeroporto di Singapore (così, non si sa mai), resterete affascinati dall’installazione Kinetic Rain di Art+Com al Terminal 1. Ci sono queste 608 goccioline di alluminio ricoperte di rame che galleggiano a mezz’aria, tenute su da fili sottilissimi e mosse da un computer nascosto nel soffitto. Un tocco di poesia nel nonluogo per eccellenza.

 

10. A proposito di poesia. A me Belly è sembrato molto poetico, triste a tratti, ma bellissimo e fantastico (con più accezioni del termine). Oscar sta diventando grande, e diventare grandi significa lasciarsi dietro qualcosa, che lui può ancora sentire nella bocca dello stomaco.

 

Buona domenica di caldo, sole, strade, mare o semplicemente divano.

Rughe, mensole e pupazzi di neve

24 giu

Tra poche ore, pochissime, inizieranno le prove generali del mio saggio di canto di stasera. Sì, è proprio stasera. Sì, c’è la partita dell’Italia e sì, non ci sarà neanche bisogno di mettermi un po’ di riverbero nel microfono, ché tanto riecheggerà tutto, nella sala semi deserta. Lo so, voi ci sareste venuti volentieri, dicono tutti così quando si trovano ad almeno 500 km di distanza.

Comunque, canto cinque canzoni che io non avrei scelto, è che me le appioppano. Pure l’anno scorso me le avevano appioppate e pazienza, i veri professionisti si adeguano e le fanno al meglio. Io sbuffo un po’ e le faccio così così.

Questa settimana avevo da scrivere cose per una decina di rubrichette, ho dovuto smistare, un po’ a ‘sto giro, un po’ al prossimo, un po’ boh.

1. Mia sorella ha sempre avuto la passione di scrivere sui muri, come gli uomini primitivi, sui muri, sui mobili e su tutte le superfici lisce di casa. Nella nostra casa d’infanzia, se guardi sotto al tavolo di legno, ci sono ancora i suoi pupazzi tondi con le braccia lunghe lunghe. Ad avercela, la vernice cancellabile di IdeaPaint, mia madre si sarebbe evitata un sacco di fatica, direi. E che la voglio, l’ho già detto? Sarebbe fantastica per giocarci a Pictionary o al gioco del tris o a quello dell’impiccato.

school_ip_2home_ideapaint_4 clear-banner-1  2. Io mi vedo un sacco di rughe allo specchio, non che mi dispiacciano, però + da un pezzo che ho smesso di usare la crema idratante per pelli giovani e ho iniziato il flaconcino di crema per pelli mature, sono momenti topici, ma prima o poi toccano a tutti. Poi ti arriva la Noa Zilberman di turno e ti dice che le rughe bisogna celebrarle e agghindarle come alberi di Natale. Mi piace. Non lo farei mai, ma mi piace.

breasts 157360_2_468 3. Chi non ha dell’azoto liquido in casa? Se non ce l’avete, procuratevelo. Ogni tanto trovo dei tutorial veramente interessanti (per me), cioè, sono tutte cose che prima o poi farò e, se sentirete un forte boato, è perché avrò fatto esplodere tutto il condominio. Comunque qui c’è scritto come fare a casa vostra i ghiaccioli alcolici. E lo so che l’alcool non si congela, è per questo che vi serve l’azoto liquido.

Cocktail-Popsicles-aka-Cocksicles Supplies 4. A proposito di fare cose da sé. Tra le tante cose che non so fare c’è quella dei castelli di sabbia. Sono sempre stata negata, ma proprio che non mi riesce neanche una piccola torretta con le finestrelle create bucando la sabbia con le dita. Invece JOOheng Tan riesce a fare vere e proprie sculture e ha messo la sua arte al servizio dell’agenzia Lowe per pubblicizzare un detersivo (oh, bisogna pur campare). Comunque, secondo me, sono spettacolari pure su un manifesto.

feeldesain-astronaut-1024x732 feeldesain-physicist-open feeldesain-archaeologist-1024x732 5. Voglio sposare Darragh Casey. Non è un chitarrista rock, neanche un attore, è uno che ha messo tutta la sua famiglia, compresa la nonna, sulle mensole e io per questo lo amo. Shelving the body, un progetto che vede come protagonisti le mensole e il corpo umano. Darragh (gli do del tu) è stato ispirato dal padre, che ogni volta si annoiava a fissare le mensole al muro, allora lui ha pensato di posizionare le mensole in maniera più creativa, in base al corpo umano, calcolando tutti gli equilibri e gli incastri e mettendo sulle mensole, non solo i componenti della sua famiglia, ma anche gli oggetti che sono loro più cari. Comunque ogni volta che rivedo la foto della nonna, muoio.

shelvingthebody-2 shelvingthebody3shelvingthebody4  6. Darragh, vedi, ho anche scoperto chi ci farà le partecipazioni di nozze e gli addobbi al matrimonio. Diana Beltran Herrera crea degli animali di carta spettacolari, ha un flickr con tutte le foto, alcune le metto qui, ma vale la pena guardarle tutte. Mi farei fare un vestito da sposa interamente di carta. Ok, basta con questa farsa, sono già sposata. [Darragh, chiamami in privato, plis]

fish-1 bird-1 bug-1 7. Vi lascio con due video (perché lo so che gradite). Questo è Skirt, uno short film diretto da Amanda Boyle e vincitore dei Vimeo Awards 2012 come Best Fashion. Oh, non temete, il fashion non c’entra niente.

8. E questo è Snowdrifter. Sono sicura che non avete mai visto un pupazzetto di neve più adorabile, bellissimo, puccy, magnifico in vita vostra. Ehm…

Acqua, gessetti e cruditè

17 giu

La farina è setacciata, il robot da cucina è in funzione, il forno va. È tutto pronto per il plumcake. Non sono finite solo le brioche per la colazione, ma pure i biscotti e un sacco di generi di prima necessità, succede questo quando per un bel po’ non vai a fare la spesa con la scusa di voler finire quello che c’è, ma in realtà è solo che non ti va di andarci e allora posticipi. Però c’è sempre  il congelatore, l’asso nella manica, il luogo in cui custodisco con cura i bendiddii che faccio quando sono in vena di giocare alla piccola massaia. Quindi oggi lasagne surgelate homemade, anche se di secondo gnente, ché se apri il frigo cadi in uno stato di depressione fulminante.
Chi l’ha detto che è vuoto solo il frigo dei single? È vuoto pure quello delle famiglie devote a santa fiacca.

Meglio rubrichettare un pochino, ma giusto un po’, non vorrei fare troppi sforzi.

1. A volte mi chiedo se alcune pubblicità si avverassero. Tipo ve la ricordate quella di Sky, dell’elefantino Fufi? Per un sacco di tempo ho desiderato ardentemente un elefantino che mi seguisse per casa e fuori, ovunque. Poi con degli amici ne avevamo fatto anche la parodia, ma erano altri tempi, vi dico solo che io facevo la parte dell’elefante. E insomma, anche questo qua sotto è uno spot, è stato realizzato per pubblicizzare degli orologi subacquei. Se ci fosse davvero un nightclub sottomarino, ci vorrei andare, credo che vorrei anche un pollo cubico, a pensarci bene, e pure un mulino accerchiato da campi di grano dove c’è sempre il sole e fila tutto liscio e le persone si amano. No dai, forse il mulino bianco non lo vorrei.

2. Una cosa che non faccio mai quando vado nei parchi acquatici è fare file chilometriche sotto il sole per andare sugli scivoli. E uno potrebbe pensare che cavolo ci vai a fare al parco acquatico se non ti piacciono gli scivoli? Eh, per stare a mollo nella piscina e farmi diventare le dita come quelle di un’ottantenne. Ho letto che a Fortaleza, in Brasile, c’è un parco acquatico con lo scivolo più alto del mondo. Si chiama Insano (mi sembra giusto) ed è alto 41 metri. C’è scritto che una persona può raggiungere anche i 105 km/h. Ok, io vi guardo da sotto e raccolgo brandelli di costume in acqua.

wateslide-500x750 3. Ancora acqua. È estate, d’altronde. È che non potevo esimermi dal parlare della barbecue boat. Non lo so, a me l’idea di poter fare una grigliata in mezzo al mare mi alletta parecchio, magari si può cucinare il pesce appena pescato. Seh, vabbè. Questa roba tonda galleggiante costa 50mila dollari. A occhio e croce, io potrei permettermi al massimo una canoa gonfiabile per bambini, vorrà dire che mi porterò i panini.

original original (1)4. Una volta sì e l’altra pure parlo di calamite. Mi dovete scusare, ma è una mia fissa. Però è anche un bene per i miei amici che, quando vanno in viaggio, non devono scimunirsi a trovare il giusto souvenir. Mi regali una calamita e io sono felice, mi piacciono anche quelle kitsch, pure quelle che fanno cagare anche a chi le ha messe in commercio. Ma l’uccellino con le uova calamitose è fantastico, tu lo tieni lì, magari vicino ad una lavagnetta metallica e, ogni volta che ti serve un ovetto, ne prendi uno. Ci starebbe anche bene a fianco al mio coniglietto porta stuzzicadenti e ai paperi sale&pepe. Ehm…coff coff.

1428_6 1428_2 5. Quand’ero piccola mi piaceva un sacco stare per strada. Per strada ho sentito le peggio parolacce, ho imparato a giocare in gruppo e a sopportare i bambini odiosi e ho trovato anche un pipistrello sotto una macchina, una volta. Ma si parlava della strada. Dicevo che ho imparato un sacco di giochi, anche quello della campana, quello che dovevi disegnare le caselle a terra col gesso e poi saltellarci sopra. Insomma, noi facevamo le escursioni per andare a trovare i gessi, che non erano proprio gessi, ma pietre enormi che trovavamo nei cantieri delle case in costruzione e che stranamente lasciavano segni per terra. Credo che se mamma avesse visto questo tutorial per farsi in casa i gessi colorati, io sarei stata la bambina più invidiata del quartiere, anzi, dell’intero paese. Anche se al gioco della campana ero una schiappa, lo ammetto. Se volete farli anche voi, basta seguire le istruzioni del tutorial. Poi usciamo fuori a giocare, eh?

MHC_1mhc_tut2  6. Judith Braun non disegna con i gessetti, ma con le dita. Immerge le dita in polvere di carbone e, con entrambe le mani, dipinge scenari suggestivi, come il suo ultimo lavoro, Diamond Dust, che resterà in mostra al Chrysler Museum of Art di Norfolk fino ad ottobre. Mi piace.

multi-judith Finger-Painting-1-thumb-620x413-41229 Finger-Painting-3-thumb-620x430-41233Termino con due video. Se non riuscite a vederli è perché è da ieri che Vimeo sfarfalla, ma oh, è caldo, ci può stare.

7. Quando ho finito di vedere D’une rare cruditè, non sapevo se mi fosse piaciuto o no, se mi avesse messo addosso un senso di tristezza o no, se parlasse di vita o no. Però per tutta la durata del video sono rimasta incantata, forse dai disegni, o no.

8. Create è uno short film in cui io mi ci sono troppo rispecchiata. Sembra davvero quando sono intenta a creare qualcosa con le mie manine, che a me pare un capolavoro e invece, magari, ecco, è una mezza ciofeca. Togliamo anche il mezza.

Zombie, libri e volpi

10 giu

Avete presente quelle settimane in cui non vi succede niente? Ma non che succedono cose poco interessanti, no, non succede proprio niente di niente, il nulla, il vuoto cosmico. Se mai dovessi rinascere, vorrei rinascere giornata bella e interessante, di sole, che poi vai al mare e galleggi col materassino fino alla boa che manco te ne accorgi, che poi vai a mangiare i panini all’ombra sotto la pineta, che poi ti fai una passeggiata in paese e ti prendi il gelato, che poi trovi un cagnolino che ti segue e te lo porti a casa, che poi ti arriva un messaggio di una persona che non sentivi da anni, che poi vai a dormire col sorriso.

Ma questo era il post precedente e quindi direi anche basta. Oggi vi (ma forse più mi) diletto come sempre con le cosette belle della rete o, come dice un caro amico rompibiglie, svuoto la borsetta e vi descrivo tutte le cazzatielle che trovo in fondo.

1. Non esiste che io esca di casa senza rifare il letto, anche quando porto un ritardo irrecuperabile, piuttosto metto sugli occhi la matita a zigzag ma il letto devo rifarlo. La Ohea ha inventato lo smart bed, il letto che si rifà da solo, basta schiacciare un bottone oppure neanche quello, perché in modalità automatica il letto rileva la tua posizione e, quando ti alzi, si risistema. Per matite sugli occhi sempre dritte e impeccabili.

2. Leggo su Cosebelle che in America ultimamente si sono convinti di un imminente attacco di zombie. Se anche tu sei convinto che moriremo tutti come nel film di Romero, ti consiglio di leggere l’articolo, o comunque almeno di comprare il comodino anti-zombie, un comodino costituito da uno scudo e una specie di mazza da baseball. Ovviamente da mettere accanto allo smart bed, perché è vero, vi ritroveranno in un bagno di sangue, ma almeno il letto sarà in ordine.

AntiZombieNightTable-412x400 3. Io non sottovaluterei nemmeno l’effetto straniamento che un elemento d’arredo come la lampada cane che fa la cacca (Good boy si chiama) potrebbe provocare sugli zombie, ma anche sui ladri, su vostra suocera, su qualunque ospite indesiderato entri nel vostro appartamento.  Mentre loro sono distratti da questa forma d’arte realizzata da Whatshisnam, voi potete colpirli alle spalle, chiamare la polizia o passare lo straccio sui mobili (nel caso delle dita indagatrici di suocera). Ad ogni modo, è una lampada degna del salotto di Fabrizio Corona.

good-boy-dog-pooping-lamp-2 4. Le forme d’arte che mi piacciono davvero, ma proprio che io ci penserei e non le lascerei solo forme d’arte, sono altre, tipo l’installazione di Massimo Bartolini per il Track, il festival belga di arte contemporanea che si svolge a Ghent fino al 16 settembre. L’artista italiano ha realizzato Bookyard, una libreria all’aperto in un vigneto, con tantissimi libri da poter sfogliare e, volendo, anche prendere in cambio di un’offerta. Ci passerei le ore.

library-2-640x426 library-3-640x426 library-4-640x426 5. Nel vostro ufficio la mettete la musica? E chi la sceglie? Nel mio ufficio per fortuna non la mettiamo, dico per fortuna perché molto probabilmente sarei costretta a sorbirmi Baglioni, Antonacci, Pausini, Emma Marrone alternati a roba tipo pomponellecasse. Il progetto di Agency Republic, un’agenzia di comunicazione londinese, serve proprio a cambiare musica. Hanno realizzato un poster che, se colpito con qualsiasi cosa (tipo una palla di carta), passa alla canzone successiva. Non è ancora in vendita, ma se volete prenotarvi per averne uno, potete inserire la vostra mail qui. Io mi prenoto per avere un poster per cambiare aria, che è meglio, anche perché non ho mira.

6. Un po’ di anni fa ho fatto al mio gruppo di amici un pensiero puccy, che è piaciuto un sacco a tutti, gli ho regalato un piccolo calendario da portafogli con una foto nostra di quando stavamo tutti insieme sul prato durante un picnic. Ho cambiato un sacco di portafogli, sono cambiate anche un sacco di cose nel gruppo, ma quel calendarietto me lo porto dietro sempre, sono sentimentale, non ci posso fare niente. Ecco, i pensierini personalizzati con le foto mi sono sempre piaciuti e allora ho trovato Fotoregalioriginali, che è un posto dove se vuoi ti fanno pure le persiane avvolgibili con la tua faccia (vero, eh!), e mi sono innamorata e allora, dato che come qualcuno ben sa, ho anche una passione smodata per i magneti, ho preso il pacco da 12 e adesso ho 12 belle fotine mie e dei miei amici che campeggiano in bella mostra sul frigo. E mica ho finito, il sito è tra i preferiti, si salvi chi può.

1-2012-06-06 17.40.57 7. Si chiama Flatten ed è un video splatter di scoppiamenti e spiaccicamenti di cibo di vario genere a ritmo di musica. A me è piaciuto e anche a quelli di Colossal, dove l’ho preso.

8. Ilona è una bambina di 9 anni che vive coi genitori in una terra desolata e, quando scopre che una volpe ha ucciso le loro anatre…oh, adesso volete sapere troppo. The Girl and the Fox è stato realizzato da Base14 ed è uno short film che ha vinto un sacco di premi, molto carino.

 

Buona domenica!

Matite, galline e skate

3 giu

Stamattina mi sono svegliata invasa dallo spirito della buona massaia, in realtà anche ieri e la cosa mi preoccupa non poco. Cosa mi starà succedendo? Quali oscuri sconvolgimenti attraversano il mio piccolo animo pesaculista? Comunque il risultato è che adesso ho la casa che brilla, neanche un minuscolo fazzoletto da lavare, le gatte profumate. Posso prendermi questa domenica di riposo ed essere soddisfatta del mio attacco di casalinghità. Da domani però basta, eh.

1. Però tipo che io oggi pomeriggio me ne andrei al primo laghetto utile, anche di quelli finti, dove ci fanno la pesca sportiva, e mi porterei dietro la barchetta pieghevole di Thibault Penven. Devo confessare una cosa che avrei sempre voluto fare e non ho mai fatto: prendere una di quelle barchette che si affittano su alcuni laghetti e girare in mezzo alle papere, sotto il sole, magari con l’ombrellino come le dame inglesi, mentre il mio uomo rema (ovviamente). Lo so, è una cosa stupida da innamorati scemi che si fanno spillare i soldi, come il giro sulla gondola (che manco quello ho mai fatto), però boh, non è romanDico? [video]

dezeen_Ar-Vag-by-Thibault-Penven-ECAL-2 dezeen_Ar-Vag-by-Thibault-Penven-ECAL-4 dezeen_Ar-Vag-by-Thibault-Penven-ECAL-62.  Non amo i pesci, o meglio, mi piacciono pure ma non li terrei mai in casa (ne ho fatti spirare fin troppi, di pesci rossi vinti alle fiere di paese). Però, certo, un acquario con dentro il set di Super Mario sarebbe figo (parlo come una quindicenne). Comunque non è in vendita da nessuna parte, se l’è costruito tutto da solo Cedrick Bearss, con i Lego. Tanta stima. [video]

super-mario-fish-tank-aquarium-4super-mario-fish-tank-aquarium-3super-mario-fish-tank-aquarium  3. Vi avevo già detto che mastico i cappucci delle penne, anche quelle degli altri. Ebbene, mastico anche le matite, non solo in situazioni di stress, ma anche quando sto scrivendo cose che richiedono sforzi di pensiero. La tastiera no, quella ancora non la mastico. Non è ancora in commercio, ma in Brasile, la Gang Bubble Gum ha distribuito nelle scuole 5000 matite che hanno un chewingum al posto della gommina finale. Per i masticatori di professione come me. Insomma, questa iniziativa è stata un successo, mi chiedo solo cosa ce ne facciamo poi della matita quando finisce la gomma. Propongo matite con le gomme ricaricabili, oh.

gang_bubble_gum_crea_la_matita_masticabile

4. Forse ispirato da questo video (un giapponese pazzo che impastella, frigge e mangia la sua PSP), Henry Hargreaves ha realizzato una serie di scatti di aggeggi tecnologici impanati. Il progetto si chiama Deep Fried Gadgets e vuole mostrare la relazione che, secondo il fotografo, esiste tra il fast food e la tecnologia mobile, tutta roba che compriamo in maniera compulsiva, usiamo e poi ignoriamo. Henry ci tiene a far sapere che nessun I-coso è stato maltrattato per la realizzazione di questi scatti, infatti gli oggetti sono tutti di gommapiuma.

7310022910_e63dfe0bbe_z Deep-Fried-Gadgets-1-thumb-620x489-41156 7310022656_38cd87892f_z 5. Fable Girls è un progetto di The Lab, che utilizza immagini create con la tecnica cinemagraph (vale a dire foto che hanno una sola porzione in movimento) per reinventare le classiche storie dei Fratelli Grimm in chiave moderna. Il primo episodio è Biancaneve, ma stanno arrivando anche Cenerentola e Cappuccetto Rosso.  Si può scegliere la musica di sottofondo e scorrere le immagini, magari scrivendo qualcosa di proprio nella didascalia e condividendo la propria storia su Facebook. È normale stare un quarto d’ora su ogni foto? No, è che Ria Mac Carthy è troppo come vorrei essere io. Buona visione.

snowhite-illustration-pc fg 6. Le ho viste tutte, sedie a forma di rinoceronte, tavolini a forma di maiale, ma il poggiapiedi a forma di gallina mi mancava. In vendita su The City Girl Farm, Betty e Ruby costano più di mille dollari, ma con 6/700 dollari potete acquistare Little Betty e Little Ruby, ma solo se avete i piedi piccoli. Scherzi a parte, sono fatte a mano e, se fossi una ricca tenutaria (non nel senso di padrona di bordelli, ma di padrona di tenute), ogni sedia, poltrona e divano avrebbe la sua gallina a fianco, sicuro. [Fonte: Coolhunting]

little_betty_and_sal_on_couch_grande little_ruby_and_wooden_chairs_grande home_sally_and_barn_grande 7. A volte mi innamoro anche di cose che non richiedono un mutuo per essere acquistate. Su Etsy, che è praticamente un sito pieno di cose che io voglio, c’è questa collana che termina con una pallina. Sembra così vintage! Si apre e all’interno contiene una strisciolina bianca su cui scrivere un messaggio, d’amore, d’amicizia, quello che vi pare. Adoro.

il_570xN.307593918 il_570xN.307675499 8. Ad esempio, ‘sto tizio non poteva fare una cosa del genere per chiedere la mano della sua fidanzata? Ma io non lo so, tutto ‘sto ambaradan, tutta ‘sta gente che balla e canta, ma che è. Non è invidia, la mia, no no no. Ok, sì, ma mi avrebbe troppo imbarazzato. E poi mio marito avrebbe dovuto chiamare le comparse, ché mica i nostri amici si sarebbero prestati!

9. Ho sempre subito il fascino degli skater, sono un po’ i surfisti della città. Però, ecco, Kilian Martin è oltre. Il film è stato girato da Brett Novak ed è ambientato in un parco acquatico dismesso. Bellissimo lui, le scene, la musica, tutto.

 

Buona domenica!

Ghiaccioli, carta e banane

27 mag

Oggi è il mio primo giorno da 29enne, quindi vuol dire che mancano 364 giorni ai trenta. Se cominci a pensare oddio a trent’anni non so ancora quello che voglio dalla vita, è finita.

E infatti meglio pensare ad altro, mi do al rubrichettamento e al cazzeggio, che quello mi riesce sempre in maniera sublime.

1. Ci sono credenti in sala? Vabbè, è arte, siate sportivi. Sebastian Errazuriz ha realizzato dei ghiaccioli al vino rosso che, una volta succhiati, leccati e morsicati, scoprono una simpatica stecchetta di legno a forma di croce con gesù inciso sopra. L’artista vuole rappresentare il rapporto tra il fanatismo religioso e le violente guerre perpetrate dai cristiani nei confronti di quelli che non. A me piace, magari l’anno prossimo ce lo troviamo tra il Cucciolone e il Solero.

christian_popsicles_sebastian_errazuriz-thumb-525xauto-41143 2. Se in giro vi capiterà di vedere qualcuno che si spruzza uno spray in bocca, sappiate che non ha l’asma né l’alito cattivo, ma starà solo provando ad ubriacarsi. L’inventore David Edwards e il designer Philippe Starck hanno creato il Wahh Quantum Sensations, una piccola bomboletta da tenere in borsa e usare all’occorrenza per raggiungere in pochi secondi lo stato di euforia brilla. E senza neanche avere a che fare coi postumi da sbornia, dopo. La sensazione è temporanea, giusto il tempo di un esame, un colloquio, una dichiarazione d’amore. Ok, sono cose per cui bisogna essere brillanti, non brilli, ma ognuno ha i suoi assi nella manica (e spray nella borsetta).

Dezeen_WAHH-by-Philippe-Starck-1 Dezeen_WAHH-by-Philippe-Starck-3 3.  Oh, l’altro giorno sono andata in cartoleria perché volevo comprare un biglietto d’auguri di quelli carini, con le frasi odiose simpatiche, ma il biglietto costava più del regalo e allora mi sono accontentata di uno di quelli semplici, dove la frase simpatica ce la scrivi tu. Non avevo ancora visto ‘sti biglietti popup che sono proprio belli e sono sicura che io non saprei assolutamente rifare, anche se c’è il tutorial e sembrano facilissimi. Però intanto segno e alla prossima occasione mi presenterò con una ciofeca, ma fatta con le mie mani e quindi avrà tantissimo valore morale.

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4. Scommetto, però, che Annie Vought questi biglietti li farebbe ad occhi chiusi, lei ritaglia cose ben più complesse, tipo interi fogli di carta. Li intaglia lettera per lettera, frase per frase, con gli errori e tutto, fino a quando il foglio sparisce e rimangono solo le parole. Una via di mezzo tra la solidità della scultura e la fragilità del pensiero scritto. Mi piace molto.

av12 av5 av7 5. Murales, ma sempre di carta. L’artista francese, Mademoiselle Maurice, crea delle figure geometriche con origami colorati sui muri di Parigi, guidata da un pensiero di Harald Zindler: “L’optimisme de l’action est préférable au pessimisme de la pensée” (l’ottimismo dell’azione è preferibile al pessimismo del pensiero). Sono d’accordo con Zindler e mi piacerebbe imbattermi negli arcobaleni di origami di Maurice, ma anche imbattermi nei muri dei palazzi di Parigi (senza origami, dico) non mi farebbe schifo.

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6. Ok, va bene, mi accontenterei anche di rivedere Londra e inciampare in uno dei colini di Isaac Cordale. Non so voi cosa ci facciate coi colini, io al massimo ci filtro le tisane, lui invece li modella, li fa diventare delle facce che poi vengono proiettate sui marciapiedi, con la sola imposizione della luce naturale (o dei lampioni di notte). È un progetto del 2009 e si chiama Cement bleak.

strainer-shadow-faces-made-from-colanders-isaac-cordal-4 strainer-shadow-faces-made-from-colanders-isaac-cordal-8 strainer-shadow-faces-made-from-colanders-isaac-cordal-1 7. Leggo su Dailybest che c’è un tizio che tatua le banane, tale Phil Hansen. Non dovete pensare male, maliziosi che non siete altro, lui tatua proprio le banane-frutto con una puntina da disegno. E riesce a ricreare anche opere famose, tipo le ballerine di Degas o la Venere di Botticelli. Peccato che l’opera d’arte, dopo un paio di giorni, sia da buttare, peccato proprio.

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8. Swimming pool è un cortometraggio carinissimo di Alexandra Hetmerova. Un uomo e una donna si incontrano in piscina, di notte, perché di giorno non ci possono andare, perché…

 

Alla prossima!

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